Giubileo industria: Viola Margiotta di Confindustria racconta

Giubileo industria: Viola Margiotta di Confindustria racconta

Sabato 27 febbraio 2016 è stata una giornata memorabile nella storia dell’industria italiana: per la prima volta in 106 anni di vita della Confindustria, gli imprenditori italiani hanno incontrato il Papa.

Per farci raccontare cosa vuol dire questo incontro storico, ho “incontrato” per voi via Skype Viola Margiotta, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Lecce: ecco il Giubileo dell’industria visto con gli occhi e il cuore di una donna e un’imprenditrice pugliese.

Leggi qui l’intervista esclusiva!

 

Viola sei Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Lecce, vuoi presentarti tu ai lettori di Handy?

Sono un’imprenditrice di terza generazione, lavoro nell’azienda di famiglia che ha compiuto 40 anni come me lo scorso anno; sono sposata, ho due figli, e l’impegno in Confindustria mi dà grande soddisfazione, perché credo che ciascuna di noi possa svolgere il proprio ruolo sia all’interno della propria azienda, che nella società.

L’azienda di Viola è la Ecomet S.r.l., si occupa di materie prime per acciaierie: raccoglie, trasforma e trasporta rottami ferrosi e metallici. Viola la definisce una miniera moderna, una miniera 2.0, perché trasforma un rifiuto in materia prima.

Una donna in un settore inconsueto per una presenza femminile, questo ci racconta già molto rispetto al lavoro che porti avanti ogni giorno…

Sì, sicuramente non è un ambiente femminile, ma devo dirti che purtroppo è proprio l’impresa in generale a non esserlo: abbiamo ancora un sacco di strada da fare, anche rispetto ai Paesi europei riguardo all’imprenditoria femminile, ma più che per la presenza in sé delle donne in azienda, ciò che c’è da fare, è trovare finalmente una strada per la conciliazione della vita familiare e lavorativa: questa è la parte più difficile.

Giubileo industria, 27 feb 2016

 

Sabato la Sala Nervi ospitava 7000 persone, fra imprenditori e famiglie.

Parlo con Viola di come il nostro secolo, citando sia il Papa che Giorgio Squinzi (Presidente Confindustria), stia vivendo un cambiamento epocale, una crisi finanziaria ed economica alla cui base c’è in realtà una profonda crisi nei valori umani, e dove per assurdo, pur circondato da mezzi di comunicazione potentissimi, “l’essere umano appare solo e fragile” (G. Squinzi, Il Sole 24 Ore, 28 febbraio 2016)

“Al centro dell’impresa ci sia l’uomo!”, Papa Francesco @GiubIndustria Condividi il Tweet

Come imprenditrice del XXI secolo, come hai vissuto questo incontro, quali emozioni e sensazioni ti ha lasciato?

È stata un’esperienza emozionante, il carisma del Santo Padre è innegabile, la novità assoluta di questo evento è stato l’incontro fra gli esponenti del tessuto economico-produttivo del Paese ed un capo religioso, sebbene possiamo immaginare che la maggior parte degli imprenditori italiani sia cattolica.

L’uomo al centro dell’impresa è ciò che ognuno degli imprenditori presenti in sala sta cercando di portare avanti già da un po’ di tempo, sia come idea di nuovo umanesimo, che come centralità che il capitale umano riveste un po’ in tutte le imprese.

È un periodo di grossi mutamenti e proprio per questo la valorizzazione delle caratteristiche umane, delle eccellenze del capitale umano, può essere la chiave di volta per uscire dalla crisi.

Sono cambiati i paradigmi stessi del fare impresa, sono cambiate le competenze e le necessità, e forse proprio questo poter, e dover, tornare a mettere l’uomo al centro, può fornirci una nuova direzione da intraprendere. Se pensiamo al capitalismo, o al fare impresa 50 anni fa, ci accorgiamo della profonda differenza:

oggi non ci sono più le catene di montaggio, le imprese sono più luoghi di creatività e questo contribuisce alla valorizzazione delle specificità di ogni individuo.

La sfida, l’abilità di un imprenditore sembra quindi essere quella di riuscire a gestire le risorse umane, nei pregi e nelle debolezze del singolo individuo, all’interno di un percorso che porti al raggiungimento dell’obiettivo aziendale…

Sì, quello che può fare la differenza per un’azienda rispetto ad un’altra che opera nello stesso settore, è proprio la capacità di creare un team, una squadra che sappia andare verso l’obiettivo prestabilito; ha una grandissima rilevanza, più della tecnologia stessa, perché è nel come il team (che sostiene l’imprenditore) utilizza le tecnologie, che si gioca la partita.

Alla luce di quanto detto in udienza dal Papa, quanto è fattibile per un imprenditore mettere in pratica le esortazioni di Bergoglio, considerare anche le parti più deboli (giovani prigionieri della precarietà, anziani che possono ancora esprimere risorse ed energie)?

Personalmente ho un passato professionale vissuto in alcune multinazionali e lì ci dicevano senza mezzi termini che a 35 anni eravamo vecchi, come fossimo da rottamare, quindi quanto detto dal Papa mi ha fatto molto riflettere.

L’impresa a gestione familiare è una possibile soluzione a questo, o è destinata a diventare cinica come alcune multinazionali?

Ieri abbiamo assistito anche a delle testimonianze, c’erano due giovani imprenditori, Emma Marcegaglia, ecc. che rappresentavano proprio l’impresa familiare, che è la modalità di fare impresa del nostro Paese, e che le conferisce un quadro un po’ diverso di gestione e di impegno sul fronte economico rispetto all’estero, proprio perché c’è questa commistione fra famiglia e impresa: ci sono un sacco di grandi famiglie alla guida di grandi imprese.

Questo è stato nel corso tempo la nostra forza, ma anche il nostro punto debole; sicuramente l’impresa va coadiuvata da figure esterne alla famiglia, e dove è avvenuto abbiamo assistito anche a bei successi, però quello che non si è mai perso, anche nelle grandi imprese, è la dimensione umana della famiglia.

Abbiamo ascoltato la bellissima testimonianza di Maria Cristina Loccioni (Loccioni Group), che ha raccontato di come la madre, mancata da poco, abbia consegnato una visione e la modalità di gestione dell’azienda, talmente chiare e passate talmente bene anche ai collaboratori, che è successo il contrario: anziché portare la famiglia in azienda, l’azienda stessa era diventata una famiglia; si parlava quindi del collegamento fra i due ambiti in cui ciascuno di noi vive, quello famigliare e quello aziendale, quando i due ambiti, trovano un ponte di accordo, è possibile tirare fuori il meglio di sé.

Credo fermamente che c’è spazio per questa gestione nelle nostre imprese, abbiamo tantissimi esempi virtuosi, in Italia e in Puglia, e ritengo che non si possa snaturare il tessuto imprenditoriale italiano.

A quelli che dicono che a 35 anni si è vecchi rispondo: in azienda ci sono tantissime cose da fare, ogni posizione ha bisogno di alcune competenze e probabilmente ci sono competenze che vengono maturate con una certa età; è bellissimo anche non disperdere le capacità il know how e l’esperienza, che è il passaggio che si attua fra vecchie e nuove generazioni, altrimenti ricominciare ogni volta da zero sarebbe una fatica di Sisifo!

Certo, a volte si fa fatica a trovare un ruolo per tutti.

Gianfranco Brunelli dalle pagine de Il Sole 24 Ore ha scritto che l’incontro di sabato è stato “rischioso e necessario, e che segna la fine di ogni residuo ideologico”, quindi ti faccio una domanda secca: il messaggio di Giubileo Industria è stato un messaggio laico o cattolico?

Credo che sia stato laico, perché erano due mondi che hanno cercato di parlare la stessa lingua sebbene per molto tempo si siano guardati un po’ in cagnesco; quello che mi è passato di più è stato il superamento di una certa diffidenza, forse più dal punto di vista religioso nei confronti di quello economico.

In ogni caso credo vada fatta una riflessione sull’identità non solo religiosa e non solo laica di quello che è il nostro Paese e di come vogliamo considerare il fare impresa e l’economia, perché è indubbio che anni di cultura anti-impresa, o il vedere il profitto come un “peccato da espiare” sia qualcosa da superare, in questo senso l’incontro di ieri è stato fondamentale.

Vuoi aggiungere qualcosa sul “fare insieme”?

(era questa la parola chiave per la riflessione che gli industriali italiani volevano offrire al Papa)

Devo dirti che nelle parole del Papa ho ritrovato tanti dei nostri “cavalli di battaglia”, tanto di quello che ci diciamo fra giovani imprenditori. Ho ritrovato una parte delle tesi del mio Presidente Marco Gay a Capri e ho ritrovato il concetto della centralità dell’uomo nella sua totalità: che si parli di impresa, o di società, o di qualunque aspetto della nostra vita, sono proprio convinta che

l’unico modo che abbiamo per guardare al futuro è la possibilità di essere al centro di tutto quello che succede, come credo che il messaggio più bello sia quello di migliorarsi per migliorare la società in cui viviamo.

giubileo industria

Jorge Mario Bergoglio,
Papa Francesco:

”Al centro di ogni impresa vi sia dunque l’uomo: quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze e le sue fatiche.”

Angelo Costa,
Presidente Confindustria 1966/1970:

“L’imprenditore ha doveri più gravi degli altri uomini perché ha maggiori possibilità, con la sua opera, di influire sul benessere del prossimo.”

Siamo nel XXI secolo e per la prima volta nella storia, imprenditori e Chiesa si incontrano per creare un ponte di comunicazione mai tentato prima.

Possiamo davvero augurarci che l’attenzione all’uomo si traduca in scelte concrete che “strappino madre e padre dall’angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli” e che il mercato “onori la dignità della persona”?

Luisa Spagnoli, Adriano Olivetti, e fra i viventi penso a Brunello Cucinelli, la strada l’hanno indicata, chiara e forte.

Hungry&Foolish Business Administration Engineer, Proud Master in Innovation Management, Simply Handy Innovation Founder

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