Metti la cultura d’impresa al Sud

Metti la cultura d’impresa al Sud

Ieri sera a Molfetta (BA), presso la sede di Exprivia, società quotata alla Borsa Italiana, nonché azienda internazionale leader in Italia nei servizi tecnologici e nelle soluzioni di Information Technology, si è tenuto il convegno “Che cosa è la cultura d’impresa”.

Attorno al tavolo di discussione brillavano alcune eminenze del panorama imprenditoriale meridionale (in foto, a partire da sinistra): Francesco Basile, Direttore Risorse Umane Bosch Bari, e Domenico Favuzzi, Presidente e AD Exprivia, animavano il dibattito con il Prof. Antonio Calabrò (milanese d’adozione, ma siciliano di origine), autore del buon libro “La morale del tornio”, oltre che responsabile del gruppo Cultura di Confindustria (… ed una sfilza di altri titoli e ruoli che occorrerebbe un articolo intero per enumerarli tutti!), coordinati dal piacevolissimo Augusto Masiello, presidente della Cooperativa Kismet e coordinatore del Club Cultura di Confindustria Bari-Bat.

Nonostante il preludio “caloroso” della serata (il mio cellulare segnava “solo” 38° all’orario d’inizio, le 19:00), siamo rimasti in molti inchiodati alle sedie e con le orecchie ben aperte, per ascoltare ogni parola come stilla preziosa in questa “grossa grassa” serata estiva (stasera sono in vena di giocare con i riferimenti cinematografici…).

Ora vi racconto tutto.

Nella prima parte dell’incontro molfettese si è discusso attorno all’assenza del termine “Mezzogiorno” nel libro del Prof. Calabrò, come ha fatto notare subito Favuzzi, ed effettivamente stupisce un po’ (quasi irrita un sano terrone) in un testo di rilevanza intellettuale ed economica che porta per sottotitolo “Cultura d’impresa per lo sviluppo”. Ma portate pazienza, il Professore ribadisce prontamente che è stato fatto col preciso scopo di non tradire il Sud.

Come? E sì, perché ahinoi, il Sud nel paradigma di crescita italiano è totalmente assente e l’autore non ci fa mancare i dati sulle previsioni di ripresa del PIL per il 2015 raffrontando il dato per la Lombardia con quello del nostro amato Mezzogiorno: 1.2% contro uno 0.7% a livello Italia, facile immaginare quindi che per il tacco d’Italia si prevede un fantastico, comatoso, 0.ε%.

E cos’è sta cosa?? … Se perdonerete l’ingerenza dell’ingegnere che è in me, vi dirò che Epsilon, è una lettera greca che si usa fra le nostre carte, per indicare un cifra piccola, talmente piccola, da esser degna di nota solo per l’esser diversa da zero. Ma il Professore in realtà è stato elegante, perché se si leggono i dati pubblicati da Unioncamere, si nota subito che di fatto per la Puglia bisognerà aspettare ancora il 2016, per poter registrare una crescita dello 0.6% (non sottolineo, vero, che si troverà ancora abbondantemente sotto la media nazionale che avrà già raggiunto il 1.6%!!).

Eh! Ma torniamo a noi…

Il Sud, nel libro “La morale del tornio”, proprio non ci vuole stare, quindi Calabrò, per esser più chiaro, cita Nanni Moretti (adesso non dite che sono fissata io col cinema, relata rèfero!): “Si nota di più che non ci sono, se vengo e mi metto in un angolo, o se non vengo affatto?”. Ecco, adesso avrete senz’altro colto l’essenza del messaggio dell’autore.

Anche Basile, poi, ci dà il suo parere e sottolinea che un concetto importante espresso nel testo è il fatto che gli italiani troppo spesso sono lamentosi, più che propositivi e obiettivi nei confronti di quelli che sono, nonostante tutto, i nostri pregi; e lo fanno al punto che i ragazzi nelle scuole assorbono troppo questo messaggio, che rischia di divenire un alibi che toglie loro i sogni e il futuro. Come non esser d’accordo con Basile? Io stessa sto lottando ancora, dall’alto dei miei primi due anni di vita, contro lo sconforto da cura di austerità europea non richiesta, ma questo è un lungo discorso…

Come? Ho mentito? Sono più vecchia di due anni? E va bene, avete ragione, ma ho il vantaggio di esser donna e quindi mi appello a far valere il diritto a non svelare la mia età, in ogni caso sappiate che chi scrive non mente mai (almeno sulle cose serie), i più curiosi sappiano che sono rinata il 5 luglio del 2013 e tanto gli basti.

Quindi cosa può fare il sistema per restituire la fiducia in sé stessi agli italiani?

Il Professore risponde e cito solo alcuni dei suoi suggerimenti per brevità.

  1. Iniziamo a raccontarci i nostri pregi, le nostre eccellenze: dati export Eurostat alla mano, l’Italia è il secondo Paese dell’UE dopo la Germania per surplus commerciale nei manufatti non alimentari con i Paesi extra-UE e solo 5 Paesi al mondo possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari. Lo scoop è che siamo bravissimi nella meccanica, prima ancora che nell’arredamento e nell’abbigliamento (citati nell’ordine per Mld € di export): nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben più di 900 prodotti su poco più di 5.000 in totale.
  2. Impariamo ad attrarre gli investimenti internazionali, che accrescono la cultura di un Paese e forzano il pensiero a viaggiare su binari distanti dal consueto, facendo leva sul ricchissimo capitale umano, di cui l’Italia da sempre gode.
  3. Ogni impresa sia attore di coscienza generale in un Paese in crescita: l’obiettivo di un’impresa resta il profitto, chiaramente, ma essa ha, (in ottica squisitamente olivettiana, nda) un ruolo cruciale nella società in cui è immersa: creare posti lavoro, ricchezza, benessere. E il Sud, non sfugge a questa logica: deve fare impresa.
  4. La vera sfida imprenditoriale è fare cassa per lungo tempo. (Si deve puntare alla creazione di valore sostenibile, nda)

COMPRA IL LIBRO DEL PROF. CALABRÒ

(FORMATO CARTACEO)

COMPRA IL LIBRO DEL PROF. CALABRÒ

(FORMATO KINDLE)

“Ok, va bene, ti ho letto fin qui”, direte. MA LA CULTURA D’IMPRESA COS’È???? Ce lo vuoi dire, o no?

Vi citerò allora i pensieri dei nostri imprenditori.

CULTURA D’IMPRESA

BASILE:

La cultura d’impresa è l’identità di un’azienda. Il coacervo di principi, obiettivi, piani di un’azienda, purchè coerenti fra loro; dai valori fondanti agli obiettivi. La cultura d’impresa in Bosch, azienda radicata da più di 130 anni, è espressa dalla creatività italiana con il pragmatismo tedesco, e viene veicolata in tre grandi aree. L’eccellenza: qualsiasi progetto, prima ancora di esser chiuso deve già portare in sé le indicazioni sulle possibili aree di miglioramento; l’innovazione, che come direbbero i francesi ça va sans dire; infine, la diversità, e qui il punto è critico, perché gestire le diversità con coerenza è tutt’altro che facile, soprattutto se si considera che il territorio non sempre agevola l’inserimento di chi non è semplicemente turista, ma ospite di lungo termine.

FAVUZZI:

Exprivia si caratterizza come un’azienda giovane, al contrario di Bosch, quindi sta ancora crescendo e formando i suoi valori, inoltre si differenzia per dimensioni. Tuttavia esiste già un forte accento sulla centralità dell’uomo nel fare impresa; la sfida è al cambiamento continuo, al lavoro sulla dimensione umana, con l’obiettivo di accrescere e sviluppare le competenze, il know-how delle persone, anche con i contributi di culture differenti.

CALABRÒ:

La cultura d’impresa è identità aziendale con in più la capacità di modifica dell’impresa stessa, quindi la cultura d’impresa è da intendersi tanto come venerazione delle proprie radici, quanto come adattamento della propria memoria alle nuove esigenze.

Per chiudere in bellezza, il Professore ci regala una chicca della sua immensa cultura: “La tradizione è la conservazione del fuoco e non l’adorazione delle ceneri”, Gustav Mahler.

Bene, siamo giunti all’epilogo.

Salutiamo la splendida struttura – che tanto ha da farsi invidiare dalle multinazionali del settentrione, soprattutto per quell’aura di serenità che la pervade – che ci ha ospitati, in una indimenticabile serata estiva, sotto un cielo di stelle tutto meridionale, non lontano dal mare.

Per restare in tema di citazioni, anch’io voglio farne una, dopo avervi (spero) non tediato troppo, e attingerò da uno degli scrittori che ho amato di più negli anni dei miei sogni impossibili: “al fin della licenza io tocco!” e aggiungo che credo fermamente, che la cultura d’impresa sia anche un profumo che si respira quotidianamente accanto a genitori che insegnino ai propri figli a non mollare mai, perché la vita, essa stessa, è un’impresa meravigliosa!!

Hungry&Foolish Business Administration Engineer, Proud Master in Innovation Management, Simply Handy Innovation Founder

*

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *