Modelli di business del fashion Made in Italy: da “Creiamo Connection” al “Convegno Pambianco 2015”

Modelli di business del fashion Made in Italy: da “Creiamo Connection” al “Convegno Pambianco 2015”

Con questo articolo iniziamo il viaggio al centro dei modelli di business del Made in Italy e apriamo le danze con 3 modelli di business del fashion Made in Italy e un esempio di innovazione del settore. Ti racconterò quali sfide attendono gli imprenditori del settore nei prossimi anni e riporterò alcune delle loro voci, da Nord a Sud del nostro Paese, un Paese amato all’estero per il suo  lifestyle unico al mondo.

Sei pronto a cogliere le migliori dritte da due convegni di settore di rilievo nazionale? Leggi tutto qui!

Venerdì 27 e sabato 28 novembre si è tenuto in Puglia il convegno itinerante “Creiamo Connection…” organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori (GGI) di SMI, Sistema Moda Italia, e Confindustria, rappresentata nell’occasione da alcuni dei suoi più brillanti esponenti dei GGI regionali.

L’evento si è svolto fra Martina Franca, distretto di eccellenza del tessile del tacco d’Italia, e Lecce, tappa finale della due giorni all’insegna della connessione fra gli attori del fashion Made in Italy.

MODELLI DI BUSINESS DEL FASHION MADE IN ITALY

Diversamente da quanto qualcuno possa pensare, anche la moda ha i suoi modelli di business e anche la moda può e deve innovarli, come conferma anche il Convegno Pambianco 2015 (Milano, 13 novembre 2015), “Moda & Lusso: il momento delle scelte”. Per voce di David Pambianco apprendiamo che per via del contesto competitivo in cui operano, le aziende oggi sono obbligate a fare scelte che vanno oltre il day by day, ossia devono fare scelte che riguardino strategie di lungo periodo, in termini di posizionamento e di modelli di business, cosa, fra l’altro non trascurabile, valutata anche da Fondi e investitori di Borsa.

Al pari delle altre, infatti, anche le aziende della moda affrontano decisioni strategiche: quali segmenti di clientela servire?, quale valore offrire? … fino al grado di integrazione verticale più opportuno da sviluppare per la conquista ed il presidio dei propri mercati. All’interno di questo dedalo di decisioni, si configura ed evolve ciascun modello di business, e a seconda di una gestione più o meno originale dell’impresa nel suo complesso, si delineano gli innovatori del settore.

1. Modello di business Icoman (alias Berwich): pantaloni uomo/donna, prêt-à-porter, produzione conto terzi + brand di proprietà, integrazione verticale ***

I suoi CLIENTI sono grandi firme del lusso come Giorgio Armani, Etro e Tagliatore (altra eccellenza pugliese di Martina Franca), per cui lavora come terzista, ma anche uomini e donne anticonformisti e amanti del buon gusto e della comodità che scelgono il brand Berwich, marchio giovane, ma già affermato anche a livello internazionale.

“Se non sei presente in Italia, all’estero non ti guarda nessuno!”, Michele Fumarola

Il marchio Berwich presidia il mercato nazionale nelle principali città della moda italiane attraverso il canale wholesale; stessa cosa per i mercati esteri, dove seleziona esclusivamente negozi di alta gamma. Grande considerazione anche per lo shopping online, dove fa leva su una partnership con un’eccellenza storica martinese nella vendita di abbigliamento e accessori dei più importanti fashion brand nazionali ed internazionali, evoluta più recentemente anche in boutique online: Massaboutique.com.

I.co.man S.r.l.

Dove: Martina Franca (TA)

Fondazione: 1975

Fondatori: Michele e Anna Fumarola, attuali titolari.

Modello di Business di Berwich
Modelli di business del fashion Made in Italy - Berwich

Dal disegno al confezionamento, le fasi produttive sono interne all’azienda, che colpisce tanto per l’attenzione alla qualità, quasi maniacale, che le garantisce il superamento dei rigorosissimi controlli dei fashion brand del lusso, quanto per il ruolo cruciale dato alla ricerca e alla prototipia, come afferma il Brand Manager di Berwich, Massimo Gianfrate, forte sostenitore di un brand che sia una guida per il cliente in fatto di stile, a volte anche a scapito di indicazioni più puramente commerciali, che vorrebbero assecondare i desideri dei clienti.

2. Modello di business Angelo Nardelli 1951: total look uomo, prêt-à-porter, brand di proprietà, integrazione verticale ****

Marchio della I.T.N. (Industria Tessile Nardelli) S.p.A., il suo modello di business si basa su un elevato grado di integrazione verticale: la strategia di riposizionamento avviata nel 2012 dall’azienda, ha incluso investimenti massicci in ricerca e innovazione di nuovi tessuti, tinture e vestibilità; dal design al confezionamento, le fasi di produzione sono tutte interne. Il brand presidia oggi i mercati nazionali ed internazionali con 350 punti plurimarca, di cui 250 in Italia, dove possiede anche 7 boutique monomarca, 4 in Cina e un negozio a Tirana (Albania) inaugurato nel 2014. Dal 2015 vanta anche una nuova presenza distributiva negli USA, Sud Corea, Giappone. (Fashionmag.com, feb 2015)

ANGELO NARDELLI 1951

Dove: Martina Franca (TA)

Fondazione: 1951

Fondatori: Angelo, padre dell’attuale CEO Domenico Nardelli.

Fatturato 2014: 16 Mln€ (+10% YoY)

Modello di Business di Angelo Nardelli 1951

L’azienda non perde di vista nemmeno l’importanza della presenza online, la cui rilevanza strategica inizia ad essere compresa solo recentemente dal settore della moda del lusso.

…Di questo te ne parlerò meglio in seguito, perciò… Resta connesso! 😉

La VALUE PROPOSITION (l’offerta di valore) di Angelo Nardelli è un total look uomo, per clienti dai 20 anni in su, decisamente prêt-à-porter, ma è arricchito da un servizio su misura disponibile negli 11 store monobrand. (Repubblica, ott 2014)

Il CORE BUSINESS (l’attività principale) dell’azienda è il capo spalla ed il loro PRODOTTO DI PUNTA, una vera e propria perla dell’innovazione nel fashion Made in Italy, è la giacca CONNEMARA, modello che ha già subìto tentativi di copia da un noto brand del lusso.

INNOVAZIONE NEL FASHION MADE IN ITALY:

Connemara è una giacca pensata e realizzata per il viaggio: i tessuti sono idrorepellenti, antimacchia e antipiega. L’interno è dotato di tasche per passaporto, mappe, carte d’imbarco e di un pratico cappellino antipioggia per gli scrosci improvvisi. Può essere ripiegata nel suo sacchetto dove sono disegnate le facili istruzioni. L’idea è nata dagli stilisti di Nardelli, che in viaggio per l’Irlanda – Connemara è appunto una regione dell’Irlanda Occidentale – hanno ideato il modello innovativo, osservando l’aspetto “stropicciato” dei loro compagni di viaggio.

Guarda i suoi dettagli sullo Store Angelo Nardelli

Come difendere l’innovazione nella moda? Ne ho parlato con Paola Nardelli, Marketing Manager in Angelo Nardelli, che conferma che difendere un modello innovativo nel settore è molto difficile, tuttavia è possibile ricorrere alla REGISTRAZIONE DEL MODELLO DI DESIGN, che segue un percorso analogo, ma separato, rispetto ad un brevetto. Connemara è un modello registrato.

3. Modello di business Mafrat S.p.A.: total look per bambini, alto di gamma, produzione su licenza + brand di proprietà, integrazione verticale ****

Quest’azienda è un vero esempio di RESILIENZA, per dirla con una parola riscoperta oggi in pieno tempo di crisi, in cui si cercano modelli a cui ispirarsi per restare vivi e competitivi sul mercato.

Nasce come cereria nel 1929, convertita in maglieria per bambini nel 1945, a causa della scarsità di materia prima (la paraffina) nel dopo guerra; negli anni ’50 conquista la leadership sul mercato italiano e, un decennio dopo, amplia l’offerta con il total look per bambino, cominciando il processo di internazionalizzazione. Come dice la stessa Lilli Totaro, terza generazione, ai vertici dell’azienda: “due anni e mezzo fa, l’ennesimo cambiamento: con un fatturato suddiviso in 60% estero e 40% Italia e un problema di pagamenti che non andavano a buon fine, abbiamo investito nel retail per valorizzare i nostri prodotti. Oggi siamo a quota 70 punti vendita Quore, 20 di proprietà, 50 in franchising”.

Il modello di business Mafrat, è distinto dai precedenti perché, accanto alla produzione del proprio brand (MY, Mafrat Young Collections), affianca quella su licenza (8 brand in totale) e non in conto terzi: questo impatta sulla STRUTTURA DEI COSTI, per via delle royalties. È oggi fra i più di tendenza nel settore, con il suo elevato grado di integrazione verticale spinto a valle della filiera, dalle stiliste interne agli store a marchio di proprietà, Quore, che costituiscono un vero e proprio canale di vendita noto nella letteratura più recente come MULTIBRAND DIRETTO.

MAFRAT S.p.A.

Dove: Putignano (BA)

Fondazione: 1929

Fondatori: fratelli Totaro

Fatturato 2013: 30 Mln €

CREIAMO CONNECTION e CONVEGNO PAMBIANCO 2015: le voci della moda italiana.

Ora che ti ho illustrato alcuni modelli di business del fashion Made in Italy, completo con i punti salienti dei convegni nazionali.

Creiamo Connection si è svolto all’insegna di tre parole d’ordine: territorio, formazione, innovazione.

Gli interventi sono stati molteplici, tutti di peso nazionale, ne cito alcuni per sintesi.

Marco Camuccio, Pres. Commissione Made in Italy GGI Confindustria – Nasce il Portale MAPPIAMOLITALIA.IT  che, come dichiara il nome stesso, ha l’obiettivo di mappare le aziende del settore Made in Italy, creare networking al fine di accrescere la conoscenza degli attori del territorio, nonché crearne la visibilità in Italia e all’estero.

Sembrano una miriade i PROGETTI IN CORSO SUL TERRITORIO NAZIONALE, dedicati agli studenti delle scuole secondarie o ai giovani in generale, ma anche a buyer e aziende di settore: Bifuel (Piemonte), Comon (Lombardia), Sinergia (Friuli Venezia Giulia), Napoli Meets The World (Campania), Cashmere Award (Umbria), Fashion Valley (Toscana).

Il FATTORE CRITICO, evidenziato in modo corale dagli esponenti dei GGI regionali, è l’elevata numerosità delle aziende operanti nel settore del fashion Made in Italy a fronte di una diffusa piccola dimensione che caratterizza le realtà italiane. Come afferma ad es., Alessio Ranaldo, Cons. GGI Prato, il distretto di Prato, pur essendo antico (risale al 1200), conta una presenza di 9.000 aziende, di cui più dell’80%, circa 7.500, con meno di 9 addetti. O ancora, dice Marco Cardinalini, Cons. Gruppo Tessile Umbria, cosa sarebbe accaduto se uno dei grandi innovatori del fashion italiano, Brunello Cucinelli, che per primo tinse il cashmere, non avesse conosciuto il tintore che gli ha consentito di realizzare la sua opera?

“Chi fa rete, fa goal!”, Lilli Totaro, Presidente GGI Confindustria Bari

Allora è chiaro che mancano i riferimenti sul territorio, le aziende sono talmente tante e piccole che fanno fatica a sapere dell’esistenza reciproca, come possono così collaborare all’interno di una delle filiere produttive più ampie e complesse d’Italia? Come possono competere con i concorrenti di vaste dimensioni sui mercati globali?

Sembrerebbe così vivo il pensiero che l’unità d’Italia, davvero, non è ancora compiuta e “Creiamo Connection” è stato uno splendido passo in più verso questa direzione.

L’ho visto negli occhi sorpresi degli imprenditori settentrionali che hanno visitato i gioielli dell’imprenditoria pugliese.

Lo ha capito anche il Vice Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, che al Convegno Pambianco 2015, di pochi giorni fa a Milano, ha affermato con forza che saranno due le azioni principali che detteranno il cambiamento nei prossimi anni:

  1. la CREAZIONE DI UN BOARD DELLA MODA, che colmi il grave gap attualmente esistente fra l’Italia e le best practice a livello mondiale (Francia in primis), costituito da Associazioni Industriali e Camere della Moda; Pensate solo cosa potrebbero essere quei progetti in corso visti prima, se fossero coordinati e unificati!
  2. la CONCENTRAZIONE DELLE FIERE DEL TESSILE NELLE GIORNATE DELLE SFILATE DI MILANO, perché sono fiere forti, che attraggono buyer esteri, ma che sono meno forti delle concorrenti francesi.

“Fattore competitivo forte dell’Italia è essere l’unico Paese che ha tutte le fasi della filiera al suo interno.”, Carlo Calenda

Creiamo Connection Puglia 2015

Prima di salutarci, un’ultima osservazione.

INNOVAZIONE è stata una delle tre parole chiave di “Creiamo Connection”

e detto con l’eleganza di Lilli Totaro, “nella moda l’innovazione è un concetto particolare: diventata così all’ordine del giorno, da essere routine!” – una contraddizione in termini che non ci possiamo permettere! – “NON È TANGIBILE COME NEGLI ALTRI SETTORI!”.

Per dirla con più forza: coraggio imprenditori! Osate! L’innovazione non nasce solo dall’innovazione di prodotto, o di processo, non riponetela solo nelle menti di un creativo giusto! Anche il miglior creativo ha bisogno di un imprenditore innovativo!

L’innovazione nel nostro secolo, come gli altri settori stanno gridando al mondo intero, arriva dai modelli di business! È innovazione di sistema, inteso come azienda nel suo insieme: prodotto e processi e servizi!

L'innovazione nel XXI secolo nasce dai modelli di business! Condividi il Tweet

I primi a riconoscere questo tratto distintivo del nostro tempo sembrano essere gli startupper!

Siamo nel 2015, una data da romanzo del futuro, da film avveniristico, il mondo evolve verso le WEARABLE TECHNOLOGIES; si sperimentano specchi capaci di scannerizzare, proiettare, comunicare!; i settori si contaminano a vicenda: ci si interroga se Apple sia un modello di business orientato al mercato di massa o al mercato del lusso!

LA BUCCIA DI BANANA

Un’azienda che ricorre a macchinari tecnologicamente innovativi, è un’azienda all’AVANGUARDIA, non è un’azienda innovativa.

INNOVATIVA è l’impresa che immette nuove offerte sul mercato, o perché vende nuovi prodotti/servizi, o perché fa qualcosa di già noto in modo diverso da tutti.

UN’AZIENDA INNOVATIVA È SEMPRE ALL’AVANGUARDIA, MA NON È VERO IL CONTRARIO!

La Buccia di Banana

Infine, uno spunto di riflessione, nato dall’affermazione di Alessandra Guffanti, Presidente GGI SMI: “L’aggregazione è importantissima, ma complessa”.

Sarà in grado l’Italia di giocare finalmente in squadra?

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti! E se hai trovato interessante questo articolo spargi la voce condividendolo sui  social network!

Ringrazio Guffanti Concept Showroom per la gentile concessione delle foto di

Antonio Leo Photographic Works.

Hungry&Foolish Management Engineer, Proud Master in Innovation Management, Simply Handy Innovation Founder

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.